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Lancia il tuo sito: investi nel blog aziendale

Sempre più aziende si fanno la fatidica domanda: vale la pena investire in un blog aziendale? La risposta più immediata sarebbe: certo che ne vale la pena! Allora perché tante realtà non guadagnano nulla dal proprio blog, pur avendoci investito tempo e risorse?

Rispetto ad altri tipi di investimenti, il blog aziendale richiede più tempo prima che ci sia un ritorno visibile. Soprattutto, è molto più soggetto ai rischi derivanti dal “fai da te” e dalla cattiva gestione dell’attività su Google. Vediamo quindi insieme come un blog aziendale può aiutare il tuo business e quali errori non fare.

Creare un sito professionale non basta

Fare un sito web professionale è il primo passo per guadagnare dalla presenza sul web. Grazie a WordPress, chiunque può ottenere un sito funzionante in mezza giornata di lavoro e senza aiuto. Rimane solo da vedere quale sarà il risultato finale. Nell’articolo sugli errori da non fare nel creare un sito professionale, abbiamo visto una serie di possibili problemi. Tra tutti, un sito fatto male sul piano tecnico è più difficile da posizionare su Google.

Diciamo la verità, però: un sito professionale potrebbe comunque non bastare per raggiungere la prima pagina di Google. È difficile che un sito statico, ovvero con sempre gli stessi testi, si posizioni bene nei motori di ricerca. Google tende a favorire i contenuti freschi e aggiornati, caratteristica che in questo caso manca. Di contro, un blog aziendale offre articoli sempre nuovi e quindi appetibili per i motori di ricerca. C’è però di più.

Un blog aziendale ha i seguenti punti di forza.

  • Genera traffico web, cioè spinge le persone a visitare il tuo sito. A cosa serve creare un sito professionale se nessuno lo visita? Un blog aziendale, invece, attira nuovi visitatori con gli articoli e li indirizza anche verso le pagine statiche dedicate ai tuoi servizi e/o prodotti.
  • Genera lead. Il traffico da solo non basta: per guadagnare servono i lead, ovvero i contatti di persone interessate ai tuoi servizi. Un buon blog aziendale attira possibili clienti e li convince a mettersi in contatto con te.
  • Aiuta la brand image. Creare un sito professionale e tenere un blog interessante migliora l’immagine che i possibili clienti hanno di te. Ti rendono una persona degna di fiducia, una persona con la quale si possono fare affari.

Tutto questo è molto facile in teoria, ma all’atto pratico può riservare qualche problema.

Su Google la prima pagina non è tutto

Tra i professionisti del web circola una vecchia battuta: “qual è il miglior posto per nascondere un cadavere? La seconda pagina di Google.” Il primo risultato di ricerca raccoglie infatti più del 32% delle visite. Man mano che si scende, i click diminuiscono e spariscono quasi del tutto in seconda pagina. Eppure, su Google la prima pagina non è tutto: ciò che conta davvero è quale è la prima pagina a cui miri.

Tanti blog aziendali falliscono perché rincorrono il sogno di una prima pagina impossibile. Chi vende auto spera di posizionarsi per la parola chiave “automobili” e via dicendo. Una cosa del genere non è possibile e non è neanche auspicabile: c’è troppa concorrenza e attireresti comunque tanti utenti non interessati a quello che offri.

Affinché un blog abbia successo, bisogna andare oltre queste keyword inflazionate e puntare su parole con un volume di ricerca minore. Con queste attiri il target che ti interessa davvero ed è anche più facile scalare Google fino alla prima pagina. Già solo comprendere questo concetto aiuterebbe tantissimi blog aziendali. Come scegliere le parole chiave giuste, però?

Una persona che non lavora nel digitale non ha gli strumenti per capire quali keyword usare e come. Spesso non sa nemmeno come funziona la gestione dell’attività su Google. Rischia di fare una serie di errori che potrebbero addirittura portare alla penalizzazione del blog e del sito. Ciò significherebbe sparire dai motori di ricerca, diventare invisibile per i possibili clienti. Un disastro, insomma.

Come posizionare un sito su Google

Internet è pieno di thread che iniziano con “il mio sito non compare su Google”. Spesso dietro alla misteriosa scomparsa c’è una penalizzazione del motore di ricerca, causata da comportamenti involontariamente illeciti. In alternativa, il blog aziendale è gestito nel modo sbagliato e non riesce a farsi notare.

Per posizionare un sito su Google bisogna seguire questi punti.

  1. Creare un sito professionale, che faciliti i robot del motore di ricerca sul lato più tecnico. Insieme al sito è bene creare anche il blog aziendale.
  2. Scegliere le parole chiave giuste. Devono essere interessanti per il tuo possibile target, avere comunque un certo volume di ricerca e poca concorrenza.
  3. Scrivere articoli SEO oriented, originali e interessanti. Dei buoni contenuti hanno la giusta densità delle parole chiave scelte, rispondono alle domande del target e mettono in buona luce l’azienda. Alcuni sperano di cavarsela copiando i contenuti scritti da altri, il modo migliore per guadagnarsi una penalizzazione.
  4. Ricevere link autorevoli. La link building consiste nel convincere altri siti a linkare il tuo sito o blog aziendale, affinché Google lo riconosca come autorevole. In certi settori è l’unica strada dal fondo di Google verso la prima pagina. C’è un problema: i link devono provenire da siti anch’essi autorevoli, altrimenti sortiscono l’effetto opposto. Ecco perché una strategia di link building “fai da te” porta spesso alla penalizzazione del sito.

Quindi, come posizionare un sito su Google? Con le parole chiave giuste, con contenuti SEO oriented e link di qualità. Come ottenere tutto questo, però?

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  • assumere o formare una persona che si occupi di tutto;
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